Ciao, stai per leggere il nuovo post dei Quadernetti per la rubrica Diari, registro intimo di pensieri a briglia sciolta.
Caso umano ti scrivo
Casi umani o fenomeni da baraccone sono mefitiche entità appartenenti alla razza umana per puro caso. I casi umani sono esseri misteriosi che ammorbano la nostra società, trovando ampio rifugio in politica e su Internet, oltre che nel mondo della TV.
Se lo chiedete a me, i posti migliori in cui trovare degli autentici casi umani sono soprattutto i punti di ristoro. Bar, ristoranti, pub, paninerie e gelaterie rappresentano l’habitat perfetto per la proliferazione di questi ultimi baluardi di stoltezza medievale.
Da qualche parte ho letto che il mondo si divide in due categorie: quelli che passano il piatto al cameriere e quelli che non lo passano. Tra queste due parentesi viene di solito inserita la parola umanità.
Fateci caso, chiunque parta dal presupposto che sia giusto porsi al di sopra di qualcun altro per il semplice fatto che l’altro indossa un grembiule da lavoro, vale meno della suola di una scarpa sopra una merda. Anzi, diciamo che vale come la seconda.
A questa piccola ma rumorosa congrega dedico quanto segue.
Caso umano,
sono stata una cameriera per più di una decina di anni e ne vado sinceramente orgogliosa. La dignità e la fratellanza che ho trovato dietro il bancone di un bar è forse anche maggiore di quella che si può trovare normalmente tra i banchi di una chiesa. E, a supporto di quest’ultimo slancio ti confido di aver lavorato per diverso tempo anche nel bar di fronte a un Duomo e, se proprio vuoi che te lo dica, i più lampanti esemplari di casi umani uscivano ed entravano proprio da quelle porte.
L’ultima volta che mi sono trovata a prendere l’ordinazione ad un tavolo era precisamente il 2018 e di quel contesto due cose mi risultano nitide anche a distanza di tempo, una è il rispetto e l’altra è la sua mancanza.
Faccio un passo indietro per darti una panoramica, mio caro caso umano. Camerieri e personale di cucina sono i paladini del tuo tempo libero, i custodi dei tuoi momenti di svago. Il loro mestiere consiste nel prendersi cura non solo di quello che ti va di mangiare o di bere, ma anche di alleggerire per qualche ora il carico della tua giornata. In numerosi episodi ho visto baristi diventare confidenti e confessori di anime perse in cerca del silenzioso conforto e della discrezione di uno sconosciuto.
Con queste premesse, ti suggerisco di avere grande cura di questi sconosciuti perchè, mentre loro si prodigano per farti stare comodo a goderti una buona birra, non c’è nessuno che si sta preoccupando di farli sentire speciali o a loro agio, anzi, agli occhi di tutti stanno semplicemente facendo il loro dovere, magari in orari in cui tu non ti sogneresti neanche di pensarci, al dovere.
Sai, una volta è successo che un cliente, in una recensione del locale in cui prestavo servizio, abbia menzionato il nostro staff di sala affibbiandogli l’epiteto di “servitù”. Il fenomeno ha scatenato perculate epiche in tutti i social media e quella recensione è stata eletta a manifesto dell’imbruttimento collettivo, diventando pane per meme e parodie. Che tu ci creda o no, tra noi ci sono davvero persone convinte che cameriere sia sinonimo di servo e non tardano a rivendicare il loro diritto a comandare.
Quella volta abbiamo riso tutti della grossa ma la verità è che non c’è troppo da scherzare, qui si tratta di tornare dritti tra i banchi di scuola senza passare dal via, perché quella di servo e padrone è una vecchia logica di dominio tra uomini, ed è quanto di più lontano ci sia dai concetti di uguaglianza e di democrazia.
“Quello è il tipo di soddisfazione che nessun bestseller può battere - nessuno show televisivo, nessuna folla, niente. Quel singolo momento dopo una serata lunga e molto impegnativa, seduto al bar con i tuoi colleghi, pulendoti il sudore dal collo, prendendo un respiro profondo, con parole non dette di congratulazioni tutto intorno - e poi il primo sorso di fredda, freddissima birra."(Medium Raw: A Bloody Valentine to the World of Food and the People Who Cook - Anthony Burdain)
Lo vuoi sapere, caso umano, che sapore ha la prima birra della nottata dopo un turno di dieci ore? Sa di mare e di vacanze, perché è esattamente quello che sogniamo come premio per i nostri sforzi.
Non credo sia una coincidenza, ma la prima vacanza al mare con le mie amiche è stata possibile solo grazie ai soldi che mi guadagnavo lavorando al Jolly Bar, pietra miliare della movida del mio paese; un posto in cui ho imparato cosa si nasconde davvero dietro la semantica di parole come corri e sbrigati. Ricordo la gioia nel vedere i miei amici comparire sulla soglia per un veloce “ciao!”, ma ricordo ancora meglio la tristezza nel vederli poi andare altrove, a divertirsi senza di me.
E a questo proposito, caso umano, ho per te una regola facile facile da imparare: pensa sempre, quando varchi la soglia di una caffetteria o di un ristorante, che nei pensieri delle persone che vedi affaccendate a raffreddare la schiuma del tuo “cappuccino tiepido con latte di soia biologico ma su tazzina bollente” ci sono altre persone che li aspettano da qualche altra parte e alla quale racconteranno della pigna nel culo di cliente che si è lamentato che il suo cappuccino tiepido con latte di soia biologico ma su tazzina bollente non era tiepido abbastanza.




Che mondo mitologico quello della ristorazione, che grande varietà! Tu non puoi sapere che giro di vite vi passa attraverso ogni giorno e quante braccia rubate all’agricoltura si vedono transitare dalla prospettiva di certe retrovie.
Non ho dimenticato nessuno dei banconi dietro la quale ho militato e non ti nego che, nonostante la fatica, i pianti e il sudore, sono stati proprio quei posti a tirare fuori il meglio di me. Lì ho vissuto alcuni tra i momenti più formidabili della mia vita e lì torno ogni volta che ho voglia di sentirmi a casa.
E tu, caso umano, ti sei mai sentito a casa in un luogo che non era realmente il tuo domicilio? Hai mai lavato i piatti di qualcun altro meglio di come laveresti i tuoi? Il mio ultimo consiglio è proprio questo: prova a immaginare di avere continuamente ospiti a casa tua, uno dietro l’altro, tutti che vogliono mangiare e bere cose diverse, ognuno con le sue richieste speciali, molti che hanno fretta di andarsene, altri che hanno solo voglia di bisticciare. Ti riesce difficile immaginarlo? Sì? Ti capisco.
Ora immagina che tutte queste persone a un certo punto spariscano all’unisono e la porta finalmente si chiuda, tu sei esausto, ma devi anche pulire. E non puoi fare il furbo e lasciare i bicchieri sul lavandino perché tra poche ore quelli si ripresentano di nuovo. Come la vedi? Ti viene un pò da strapparti i capelli? Non stento a crederlo. Immagina ora di mandare in loop questo disco per ogni giorno, mattina, mezzogiorno e sera. Ecco, questa è la metafora della vita del cameriere, al quale tu avevi magari pensato di scagliarti contro replicando il tuo diritto inalienabile di avere un cappuccino tiepido con latte di soia biologico ma su tazzina bollente.
Tirando un pò di somme, caso umano, ti invito a portare queste parole a spasso con te nei luoghi che frequenti e cerca di avere riguardo verso i lavoratori che ti si parano davanti, siano questi una cameriera, un cuoco, una barista, un cassiere, un la-qualunque. Sorridi sempre, perchè il sorriso è il loro più prezioso carburante. Ma soprattutto ricorda, caso umano, che ogni sorriso negato è un potenziale ingrediente speciale che, al prossimo sgarbo, può finire dritto nel tuo dannato cappuccino tiepido.
Con affetto e latte di soia biologico,
Martina
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