Ciao, stai per leggere il nuovo post dei Quadernetti per la rubrica Cartabianca.
Ritorno in questa sede dopo un anno di assenza giustificata. Difficile riassumere l’acqua passata sotto i ponti dall’ultimo post, ma forse vi può tornare utile un riassunto senza pretese, per tracciare le geografie letterarie che mi hanno tenuta lontana da queste pagine. Tempo fa dicevo:
Mi trovo a mio agio nelle storie brevi, e nell’ultimo anno ho capito perché: il racconto è quello strumento che permette di scavare la polpa fino all’osso, è un lavoro di sintesi e di concentrazione; è il contrario di quello che sono sempre stata - prolissa e monca di attenzione. Il racconto è la cartolina del mio mondo interiore, l’espressione più immediata di quello che mi fermenta dentro e alla quale non so dare né nome né forma, finché l’idea non si appoggia su un foglio bianco.
Lascio la parola ai racconti, saggi, articoli e reportage pubblicati su riviste virtuali e cartacee, dove ho seminato esperienze, visioni e riflessioni.
Primo tra tutti menziono Hangover Nation, un saggio narrativo dalla vena satirica che riassume la mia esperienza nell’industria brassicola britannica. Si parla di usi, costumi, ma soprattutto degli abusi alcolici della nazione che mi ospita da cinque anni, l’Inghilterra.
Estratto:
A volte penso che l’inglese abbia un ritratto in soffitta che subisce l’hangover al posto suo, come in una versione depravata e viziosa di Dorian Gray. Altre volte penso che i dati parlino più di quello che mi è concesso vedere: mentre lo Stato incassa circa dodici miliardi di sterline all’anno in tasse sugli alcolici (Alcohol Duty), ne spende più del doppio per gestire i danni che ne derivano.
Appunti ribelli [per rivista Malgrado le mosche - Aprile 2026]
Estratto:
Sono cresciuta negli anni in cui i bambini dominavano strade, campi e fossati, senza alcuna interferenza del clan degli adulti. Mia madre, invece di mettermi in guardia dai pericoli, si assicurava di farmi uscire sempre con i calzini buoni, in caso di gite fuori programma all’ospedale. Erano i rudimenti di un’educazione fatalista che trentanove anni dopo ha generato un’adulta ipocondriaca: se gli altri vedono l’insegna luminescente di una farmacia, io vedo salvezza; se gli altri vedono torte di compleanno e candeline da soffiare, io vedo raffiche di germi; se gli altri vedono avventure, io vedo la morte. Allo stesso modo, se il viaggio è una palestra per testare la solidità fisica e mentale, il Messico è stato il mio primo allenamento sul campo.
Padova. Dove una volta era tutta campagna [per rivista A\polide - Marzo 2026]
Estratto:
Ho sempre pensato che deve essere dura, per una città di provincia, vivere all’ombra dei riflettori di Venezia. Se sei un turista, a Padova ci arrivi con un treno dalla stazione di Santa Lucia: ventotto minuti scanditi dal suono delle rotaie che corrono come una cicatrice dalla laguna alla pianura. Nei primi cinque chilometri la vista scivola dalla gloriosa capitale sull’acqua fino alle fabbriche di Marghera. Da lì in poi, solo campi a monocoltura e complessi industriali monocolore. L’arrivo a Padova, con queste premesse, potrebbe sembrare addirittura un sollievo; salvo poi scoprire che è un bagno di sudore d’estate e un inferno umido d’inverno; è imbuto d’afa da giugno a settembre, e caígo fisso (foschia compatta) da ottobre a marzo. Una piacevole tregua potrebbe verificarsi nei mesi di aprile e maggio, a patto di non essere soggetti a devastanti allergie stagionali.
Integratori letterari
Ovvero: cos’altro è passato al convento
La nostra festa non deve finire [per rivista Rekles - Febbraio 2026]
Estratto:
L’imbuto è grande abbastanza da ospitare il mio corpo, sia in larghezza che in altezza. Scivolo lungo le pareti. Il sangue pompa nelle vene a ritmo di grancassa e io oscillo come in un gorgo. Al posto dell’acqua ci sono le stelle, hanno forme di animali osceni e geometrie scomposte. Sembra di stare nel presepe di nonna Agnese, quando finiva le statuine e le rimpiazzava coi Transformers di mio fratello.
È buio qui. Dov’è la luce? – «Voi siete la luce del mondo» (Matteo 5:14).
Vedo me stessa attraverso differenti schermi onirici e in nessuno di questi ho una faccia televisiva. Scompaio simultaneamente da ognuno di essi e riprendo a girare.
Make Veneto Great Again [per rivista Spaghetti Writers - Gennaio 2026]
Estratto:
Gioacchino Fossato, sessantottenne dall’abbronzatura da coltivatore diretto, provvisto di licenza di scuola elementare e di mani leste nel distribuire sberloni. Un povero cristo dal portafoglio scarsamente popolato, fatta eccezione che per la tessera del partito Lega Nord, stretta accanto alla foto plastificata di Demetrio Albertini con la maglia del Padova stagione 1990/91.
Gioacchino aveva un demone: le tasse, e non vi era lingua in cui si potesse descriverne l’allergia. Di conseguenza, aveva un’ambizione: vivere in un posto che ne fosse esente.
La casa di via Togliatti [per rivista Metamorphosis - Gennaio 2026]
Estratto:
Alla casa di via Togliatti numero 11 non piaceva quasi niente. Non le piacevano i testimoni di Geova né i venditori porta a porta, che si presentavano senza invito, con supponenza; non le piacevano i pittori edili, che la guardavano con rimprovero. Figuriamoci se le piacevano i sacerdoti, che una volta l’anno passavano a gettare emulsioni di acqua santa sulle facciate. Detestava il traffico di via Togliatti, specialmente a inizio settembre, quando le scuole aprivano lo sfintere, evacuando frotte di bambini che passavano strisciando le cartelle sui muri; per non parlare dei loro genitori, che correvano avanti e indietro con le macchine dai motori indemoniati.
Un posto nella tempesta [per rivista A\polide - Dicembre 2025]
Estratto:
Gianpaolo Capovilla (per gli amici solo Paolo) era un a\polide certificato. Veniva dalle parti mie ma poi se n’è andato a studiare in continente. Era un artista a tutto tondo che, prima di spatriare dal nord-est veneto, si era spatriato nella propria mente. “Schizofrenia paranoide”, l’aveva apostrofata la Commissione Sanitaria per gli invalidi nel 1982.
Un mio parente che a quei tempi lavorava al manicomio (al reparto psichiatrico, direbbero ora), e che di storie me ne ha raccontate tante, quella di Paolo non la menzionava mai; perché lui, Paolo, era un uno di noi, uno di quelli che ti trovavi di fianco al bar la mattina, silenzioso, a bere vino bianco corretto Cynar per far partire la giornata. Uno di cui conoscevi l’albero genealogico così bene che non ti sognavi nemmeno a dire in giro che non era tutto centrato. Apparteneva a un altro mondo, ancora prima di andarci.
La donna, il sogno, e la paralisi ipnagogica [per rivista Scomoda - Novembre 2025]
Estratto:
Il Natale della mia versione adulta mi accoglie con una slavina di ipocrisia festiva: decorazioni luminose, odore di soffritto, sorrisi posticci, amici chiassosi, e cugini ubriachi e tracotanti. Dopo il pranzo della vigilia con mio padre – a masticare carne Simmenthal e antichi rancori – mi metto a riposare sul mio letto di bambina, da cui escono le Dr. Martens Mary Jane numero 39.5, un modello evoluto ed esageratamente costoso delle Lelli Kelly.
Il Regno Nortegno [per rivista Gorilla Sapiens - Novembre 2025]
Estratto:
Onorevole Bocci, dicono che nel suo nuovo partito stia circolando l’idea di togliere tre lettere dall’alfabeto. Ci può dire quali, in anteprima nazionale?
«Certo. Perché no?! Maggiore è la cagnara creata attorno all’obiettivo, maggiore forza avremo per propagare il verbo. Ha interrogativi per me o iniziamo?»
Pensavo avessimo già iniziato.
«No. Arroventavo i motori. Ha notato niente, finora, nella mia parlata?»
Direi di no, a parte che è un tantino bizzarra.
«Affermativo. Apra le orecchie e coglierà le tre lettere mancanti. Nel frattempo mi interpelli circa il partito.»
Una casa tutta per sé [per rivista A\polide - Luglio 2025]
Estratto:
Anni Settanta. Germania Ovest. Freddo che taglia, industrie che inghiottono uomini, condomini coi termosifoni che s’ingolfano e sputano aria stantia.
BJ vende. Fa il commesso viaggiatore, dicono. Dicono bene. Vende quello che passa: caffettiere, viti, serrature, coltelli da cucina, ombrelli. Cataloghi stampati a Lione, prezzi scritti a mano in sterline.
Sulla valigetta: una spilla della Union Jack, appartenuta al padre soldato.
Sotto la valigetta: polvere di ferro, fango, orina secca da stazione.
Nato ad Amsterdam. Nazionalità olandese. Passaporto inglese. Madre fiamminga. Padre scozzese. Cinque lingue in bocca. Nessuna patria.
Pensione in centro. Due stanze. Una per dormire. Una per mangiare. Stufa a carbone. Lavandino fuori dal bagno. Proprietaria ostile.
Una volta al mese: paga. Sempre in contanti. Una volta ogni due settimane: lettera. Sempre a lei.Lei: Elda.
Professoressa di lettere. Padova. Liceo classico.
Adora le poesie di García Lorca. Detesta i libri con le orecchie.
Scrive in corsivo inclinato. Firma con una E che sembra una farfalla. Profuma di carta e le sue carte profumano di Miss Dior.
Manuale di guerriglia urbana per ragazze interrotte [per rivista Super Tramps - Luglio 2025]
Estratto:
La prima carica è come un rito di corteggiamento: arrivano gli scudi, seguono i manganelli e infine i corpi; la folla indietreggia e si crea un moto ondoso che, se visto dall’alto, sembra un colpo di scopa contro un pavimento imbrattato di spazzatura. La seconda carica è più violenta: gli animi sono incandescenti e la spinta è così poderosa da produrre un rinculo, dalle prime file verso i lati, comprimendosi al centro; non stupirebbe se a un certo punto tutti balzassero in aria all’unisono e scomparissero in un geyser di pelle e fumogeni. La terza carica è l’equivalente umano dello straripamento di un tombino: spuntano le mazze, gli idranti, le molotov, i cassonetti rovesciati.
In qualunque modo tu sia arrivat* fino a qui, scrollando con impazienza oppure sorbendoti d’un fiato la slavina di racconti, ti ringrazio. Ma ti avrei ringraziato comunque, solo per il fatto di essere tra queste pagine. In un mondo che naviga a colpi di iperstimolazioni visive, la lettura è il nostro salvagente. Rimani a galla!
Tra i progetti a cui mi sono dedicata di recente, lo spettacolo di letture interpretative [To Raise] si colloca sul podio degli esperimenti ibridi più riusciti: sei voci femminili della narrativa contemporanea e un’attrice indagano il rapporto con la propria terra d’origine, il Veneto; cosa le ha convinte ad andarsene, cosa a restare, e i temi che percepiscono urgenti in questi anni trasformativi.
Domenica andremo in scena ad Asolo presso la Sala Consiliare di Palazzo Beltramini, all’interno del festival Asolo Libri. Ci sarai?
[Evento a ingresso libero]
La lettura è curata dall’attrice e produttrice Elena Novello, per la compagnia Magnetic Island Productions. I testi sono di Martina Draft (scrittrice, fondatrice di Rivista A\polide), Nicole Trevisan (scrittrice edita da Fandango Edizioni), Francesca Silvestre (scrittrice edita da Italo Svevo Edizioni), Germana Urbani (scrittrice edita da Nottetempo Edizioni), Marta Fornasiero (scrittrice segnalata alla XXVI ed. del Premio Calvino e finalista a Premio Zeno 2026), Matilde Piran (scrittrice edita da Marietti Junior e Utet).
Grazie per aver dedicato il tuo tempo ai Quadernetti.
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